25/11/2007
SanToro A GroSSeTo: InfoRmaZionE e DemOcRazIa

Santoro ha incontrato Grosseto. L’appuntamento di venerdì per parlare di informazione e democrazia non è stato disatteso dal giornalista di Rai Due e della trasmissione Annozero. Stracolma l’aula magna dell’Università di via Ginori, in cui, sulla scia delle intercettazioni rai-mediaset si è parlato soprattutto di televisione. E allora “…cos’è la televisione? – ha esordito Michele Santoro – è un contenitore dove mettere qualunque cosa? E’ una cosa piccola, come sostiene il mio amico Costanzo? No, secondo me è un prolungamento del nostro sistema cerebrale”. Uno strumento che talvolta può essere utile, ma molto spesso pericoloso. “Il sistema televisivo può essere modificato, plasmato dalle persone che vi lavorano – ha continuato il giornalista di Rai Due – ognuno vede le cose con il suo specchio e questo arriva alle persone a casa, il taglio che Vespa cerca di trasmettere nella sua trasmissione è diverso dal mio, e non avevo bisogno delle intercettazioni telefoniche per capirlo”. Santoro, per spiegare il suo concetto di protezionismo politico della televisione ha fatto un’excursus storico degli ultimi 60 anni, dal fascismo in poi: con Mussolini l’informazione che passava non era univoca, c’era il bene e il male, ma alla fine della settimana tutte le storie dovevano avere un lieto fine, c’era una visione paternalistica, una specie di prozac dell’opinione pubblica. Con la nascita del partito di Berlinguer si decise di dare un telegiornale ai comunisti, il tg3, per equilibrare la situazione con Democrazia Cristiana. “Oggi invece – ha ammesso Santoro - con Prodi, la sinistra non capisce che l’informazione non può essere mediata dall’ordine politico, non lo capì nel ’96 con il primo governo, non lo capisce adesso”. “L’informazione deve essere disordinata, non deve seguire delle regole come la politica, altrimenti si blocca la crescita culturale del paese e dei mezzi di comunicazione più di quanto accadeva nel fascismo”. Con la discesa in campo di Berlusconi è cambiato tutto, in positivo per la concorrenza radiotelevisiva, in negativo con la decadenza della piattaforma televisiva. Cosa è successo? La televisione è diventata solo una macchina per produrre soldi, mediaset è divenuto il quinto gruppo europeo per produzione di profitti, con 1.000 miliardi l’anno di utili al netto delle tasse. “La tv si è omologata – ha detto Santoro – sul profilo culturale, nell’ottica di un mercato a basso costo e alta resa, così la trasformazione del sistema ha prodotto nel tempo una omologazione, la rai ha cercato di copiare mediaset, in Italia abbiamo assistito al primo caso perfettamente riuscito di riciclaggio della spazzatura”. E adesso il nostro è un paese a due velocità, da una parte i poveri e gli anziani, i più soli, che vivono intossicati da una televisione generalista, sono completamente assuefatti da questo tipo di tv, mentre quelli che si possono permettere di essere informati vivono in un altro mondo. Oggi l’Italia è l’unico paese con un costo-contatto ridotto ai minimi termini, in cui gli utili realizzati non vengono redistribuiti adeguatamente per investire nella buona televisione e nel buon giornalismo. Siamo costretti a vedere i più grandi conflitti con gli occhi degli americani (bbc), non abbiamo più inviati dall’estero “…il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi – ha spiegato Santoro – sono i MacDonald dell’informazione, come succede nel fast food dove se non ti piace l’hamburger prendi le patatine, così nei reality se non ti piace Taricone passi a un altro imbecille”. E le cose devono rimanere così, la gente deve restare nell’ignoranza, non deve avere una scelta, guai a cambiare le cose, “…come con l’Editto Bulgaro, che ha voluto normalizzare il sistema. Oggi la trasmissione Annozero – ha sottolineato il giornalista – ogni puntata, tolti i soldi del canone, produce 100mila euro di profitti: io vorrei che una parte importante di questi soldi venisse utilizzata per fare della buona televisione, non per l’Isola dei Famosi. Per crescere come paese abbiamo bisogno di una televisione che ci faccia crescere”.
E dopo una giornata di prigionia soffocato tra Buona Domenica e Domenica In sono ancora più convinto che abbia ragione, cosa ne pensate?
20:00
Scritto da: dottorghini
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15/11/2007
E AdeSso AmMasTeLLiamOci TuttI
Onorevole Mario Clemente Mastella, ministro della giustizia, giornalista, fondatore e segretario nazionale dei “Popolari Udeur”, redattore unico e sovrano indicusso del suo (http://clementemastella.blogspot.com) blog, ultimo post datato 28 ottobre 2007, commenti: zero. Oggi ho letto la notizia della querela per diffamazione a Beppe Grillo, noto comico genovese che si è permesso di dichiarare: «La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della giustizia». Mi permetto, in nome della libertà di espressione tanto sbandierata dalla maggioranza di cui fa parte, di muoverLe una critica articolata in più punti, prendendo in considerazione solo il suo operato come ministro nell’attuale governo di centrosinistra, cercando di disinteressarmi dei suoi trascorsi politici.
INDULTO
Il suo è un lavoro, almeno spero, per il quale l’impegno, la dedizione e la professionalità rappresentano una precisa responsabilità da parte di chi esercita dei poteri in seno alle istituzioni. Vorrei gentilmente che mi venisse spiegato perché ha votato il decreto sull’indulto, una autentica miccia che ha fatto esplodere la criminalità nel nostro paese, un decreto che la Sua maggioranza, adesso, insieme all’opposizione, si vergogna di aver votato. Un decreto che ha scombussolato gli equilibri gia fragili di una giustizia che, invece di ribadire il concetto di certezza della pena, contribuisce a creare incertezza nel paese. Un decreto per il quale dovrebbe scusarsi con lui (http://it.youtube.com/watch?v=9s1P1um0CYU), se le fosse rimasto un briciolo di dignità e onorabilità (che crede di recuperare querelando Beppe Grillo). Un decreto che Lei, coadiuvato da uno stuolo di incompetenti, ha sponsorizzato e giustificato come un atto dovuto per far fronte al sovraffollamento delle carceri. Un decreto che ha rimesso in libertà 27mila criminali, e non mi si venga a dire “…tanto sarebbero usciti nel giro di un mese”, perché i genitori di Daniele Pelliciardi, magari, per un mese di differenza, oggi, potevano essere ancora vivi. Avrei inoltre da porLe un’ultimo quesito, riprendendo un tragico fatto di attualità avvenuto nei giorni scorsi: “Tra il poliziotto che, stipendiato mille euro al mese, spara a Gabriele Sandri in un autogrill e il politico che fornisce al secondino le chiavi del carcere per liberare 27mila criminali, chi dei due ha commesso il reato più grave?”
Nei prossimi giorni il resto della lettera
01:25
Scritto da: dottorghini
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02/11/2007
ScusaTe l'IntRusiOne

Solitamente mi dedico al commento di fatti di attualità. Oggi vi annoierò, parlerò di me. Mi scuserete, comprenderete il mio stato d’animo: ieri è stato un giorno importante, il giorno in cui ho bussato alla porta della carriera che ho sempre sognato di fare, il giornalista.
C’è stato un momento in cui ho creduto che quello dell’informazione fosse un mestiere pieno di soddisfazioni, forse il più bello di tutti; il quarto potere, la stampa, il fatto di poter parlare con i potenti del mondo, intervistare il Dalai Lama, essere ricordato come una persona che ha sempre lottato per la libertà di espressione. Da questo ero affascinato, mi sembrava tutto chiaro, cristallino, l’obiettivo si stagliava di fronte a me con sempre più chiarezza. Ieri, invece, ho iniziato a vedere la realtà: il tempo dei sogni e delle belle speranze è finito lasciando spazio ad un nuovo ciclo, aperto con il mio primo giorno nella redazione del giornale “Il Corriere di Maremma”, un quotidiano della provincia di Grosseto, di cui la quasi totalità delle persone che frequentano abitualmente il blog non conosceranno l’esistenza.
Mi sono presentato dal caporedazione verso le 15.30, emozionato e voglioso di iniziare una nuova avventura. Terminati i convenevoli, sono stato incaricato di scrivere un articolo, nel quale dovevo raccogliere informazioni sullo stato delle vendite dei fiori per il ponte di Ognissanti.
Adesso, ci tengo a precisare che io i fiori non li conosco e non li amo, anzi tutt’altro. Immaginate il mio stato d’animo quando mi sono messo a contattare telefonicamente tutti i fiorai di Follonica cercando di carpire informazioni minuziose sull’andamento del mercato dei crisantemi, delle orchidee o delle rose. Ero disperato. Ma la parte migliore doveva ancora iniziare, la stesura dell’articolo: tre ore e mezzo per finire quattro colonne di fondo pagina, un incubo. Alla fine, verso le 20.00, me ne sono andato, ho salutato tutti dandomi appuntamento per venerdì, consapevole di aver imparato una delle lezioni più grandi della mia vita.
Ieri ho appreso che tutti, in un modo o in un altro, partiamo da un articolo sui fiori; che il punto di partenza spesso è il più difficile, ma anche quello più affascinante; che nonostante tutto ciò che mi accadrà in futuro io, la mia decisione, l’ho presa: arriverò fino in fondo, costi quel che costi, sacrificio dopo sacrificio, e non importa se parlerò di fiori, di politica, di guerra, di pace, di mafia o di droga, perché metterò me stesso dentro ad ogni singola parola.
Tempo fa pensavo di aver imboccato un altro cammino, pensavo che sarebbe stata troppo dura la professione del giornalista, disseminata di ostacoli che parevano insuperabili. Preferivo la semplicità, mi riempivo la bocca di parole come marketing e comunicazione di impresa. Poi, un giorno, qualcuno, che non smetterò mai di ringraziare, inconsciamente mi ha aperto gli occhi, mi ha dirottato il binario del destino, facendomi conoscere un libro meraviglioso grazie al quale ho capito che la mia strada era un’altra.
Parlo a lui, adesso, e gli dico che sì, invidio Oriana Fallaci: la invidio per la sua forza, per la sua tenacia, per essere stata una delle prime inviate su un terreno di guerra come il Vietnam e per aver raccontato quel conflitto come solo la straordinaria sensibilità di una donna avrebbe saputo fare. La invidio perché ha iniziato a 16 anni la carriera di giornalista e da quel giorno non ha fatto altro che far parlare di sé il mondo intero. La invidio perché amo il suo modo di scrivere, amo la sua semplicità e la sua combattività, ma soprattutto perché rappresenta il tipo di donna del quale spero un giorno di innamorarmi.
Mi scuso per aver parlato un po’ di me in questo post, ma sentivo proprio di doverlo fare, grazie a tutti per la vostra pazienza.
02:40
Scritto da: dottorghini
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